Mipiace senzasolfiti. Intervista a Cristian Ravai

Siamo in Toscana, nel cuore del Chianti e della tradizione dei vini rossi importanti. Questo progetto è irriverente già dal nome: Mi piace senza solfiti. Un nome che è una dichiarazione di intenti e un inno all’italianità, unito a un packaging sostenibile che parla di comportamenti responsabili.

Come nasce questo progetto?
Nasce da un insieme di elementi. Sono convinto che la pandemia sia stata un acceleratore di coscienza. Molti si sono resi consapevoli di quanto sia determinante il rispetto delle piante, degli animali, di tutto il nostro Pianeta. Abbiamo cercato di avere la sensibilità giusta per capire quello che ci veniva chiesto dal mercato che non si limita a scegliere un prodotto, ma pone l’interesse per la propria salute e per lo sviluppo sostenibile. Da qui un vino senza solfiti, biologico e vegano certificato, con un packaging sostenibile. Ed ovviamente buono.

A quali Mercati è destinato questo nuovo vino?
Alla grande distribuzione, il luogo dove maggiormente il consumatore decide l’acquisto del vino che porta a tavola. In questo momento abbiamo dato preferenza ad un solo player della GDO per i nostri mercati di riferimento: Italia, Svizzera Stati Uniti e Canada.

Come avete lavorato per enfatizzare le caratteristiche della naturalità del prodotto?
Siamo partiti dalle certificazioni. Siamo certificati Biologico, perché nella nostra agricoltura non vengono utilizzati prodotti chimici di sintesi. Non solo! Il nostro è un vino certifica Vegano. In tanti ancora oggi si chiedono se esista un vino non vegano. La legge permette, durante il processo di chiarificazione del vino, l’utilizzo di elementi derivanti da componenti animali come colla di pesce, albumina, caseina per ottenere una limpidezza omogenea o ridurre gli eccessi di astringenza. Questo modifica la natura vegetale del vino e non tiene in considerazione delle persone che potrebbero manifestare effetti allergici.

E poi la scelta di un vino senza solfiti aggiunti…
Essere etici, per noi, significa pensare a tutti quei consumatori predisposti a sviluppare degli effetti collaterali. Anche qui la legge non proibisce l’uso dei solfiti nel vino, ma è noto che l’anidride solforosa ha effetti tossici e allergenici sull’organismo umano. Abbiamo deciso di rinunciare al conservante più utilizzato nel mondo alimentare per ottenere un vino sano e genuino. Si sono rese indispensabili le competenze di alto profilo dei nostri enologi ed un processo all’avanguardia controllato in modo rigoroso.

Quali caratteristiche ha il vostro packaging?
Come punto di inizio siamo andati a selezionare una bottiglia dal peso specifico ridotto. Per darle una dimensione di quanta CO2 si può risparmiare usando una bottiglia alleggerita le dico che ogni kg di vetro vale 2,7 kg di CO₂. Abbiamo poi scelto un’etichetta serigrafata che viene realizzata solo con polvere di vetro e non prevede alcun utilizzo di vernici.

E poi avete scelto un tappo in vetro?
Il successo di un progetto nasce dalla scelta dei partner. Il tappo in vetro ci garantisce in primo luogo sotto il profilo della conservazione del nostro prodotto, poi su tutte le fasi che riguardano lo stoccaggio e il trasporto. Oltre ad essere elegante e sostenibile, permette di dare una seconda vita alla bottiglia. La nostra bottiglia è studiata per essere riutilizzata dopo il consumo del vino e proprio grazie a questo tipo di chiusura potrà diventare, ad esempio, il contenitore dell’acqua o dell’olio.

Secondo lei, il tema della sostenibilità è effettivamente fondante per i nuovi prodotti o è una moda?
Sappiamo che sostenibilità è un termine ampiamente abusato nella comunicazione delle aziende che operano in ogni settore. Io però voglio essere ottimista: stiamo uscendo dalla pandemia con una nuova coscienza e questo incide anche nell’approccio al lavoro. I produttori conoscono la sensibilità delle nuove generazioni ai temi ambientali e quanto questo influisca sulla scelta dei prodotti.

Cristian Ravai, Direttore Marketing di Famiglia Casadei, gestisce il marketing e la comunicazione dei principali brand del gruppo. Tra questi spiccano Castello del Trebbio, Dcasadei, Olianas e Le Anfore. È la mente del nuovo progetto Mipiace Senzasolfiti, con uno stile totalmente disruptive.

Cristian Ravai Mipiacesenzasolfiti